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Fantasia, Fantasma e Fantasmagoria: a proposito dei Metodi immaginativo-fantasmatici

Questo pezzo è tratto dall’articolo “Metodi immaginativo-fantasmagorici” (Pesci e Pesci, 2019), apparso sulla rivista Nuovi Orizzonti n°22. Gli autori introducono il valore dell’immaginazione mentale in psicologia e i costrutti di Fantasia, Fantasma e Fantasmagoria, premesse per comprendere i metodi e le tecniche immaginativo fantasmatici.

 

 

L’immaginazione mentale

 

L’immaginazione mentale è la capacità di generare immagini mentali. In genere l’immaginazione si costruisce grazie a materiali presi dalla realtà quotidiana, di cui cioè si è fatta in qualche modo esperienza. Si tratta però pur sempre di una rielaborazione e manipolazione mentale attiva.
L’immagine mentale è una rappresentazione mentale realizzata dalla mente umana, la quale funziona in maniera iconica. La formazione e la modifica delle immagini mentali avviene in modo automatico e continuo in quanto il cervello, attraverso i canali sensoriali acquisisce informazioni (registro sensoriale) elaborate grazie alla memoria di lavoro e mantenute in memoria al fine di essere richiamate in qualunque momento. In termini di utilità il processo immaginativo mentale serve per assolvere a compiti cognitivi (problem solving) o per riportare alla mente un’immagine o generarne delle nuove utili per rispondere a esigenze psicologiche o esistenziali come, per esempio, mettere in atto un comportamento o progettare un’azione.
L’immaginazione mentale ha un fondamentale impatto sulle emozioni e per questo motivo risultano utili gli interventi psicologici che utilizzano le tecniche immaginative. Sono numerosi gli studi che dimostrano l’impatto dell’immaginazione mentale sulle emozioni mettendola a confronto con l’elaborazione verbale ed il ruolo nelle emozioni.
Le immagini mentali presentano una duplice interazione da un lato con gli stati emotivi e dall’altro con le spinte all’azione poiché attivano corrispondenti engrammi neuromotori. Le immagini danno figurazione all’evoluzione, risposte attive, presa di posizione, responsabilità ecc. Ancor più “potenti” nel raggiungere questi scopi sono le immagini mentali con contenuti simbolici. Le immagini simboliche hanno un’attiva funzione dialogante con le proprie istanze profonde e sono capaci di congiungere pensiero, sentimento e azione, sono un mezzo con cui è possibile modificare il complesso affettivo-ideativo e della condotta.

 

 

L’uso delle immagini mentali in psicologia

 

L’uso delle immagini mentali in psicoterapia o in una relazione interpersonale trae origine dai lavori di quelli studiosi e psicoterapeuti che tentarono di intervenire nella relazione con il paziente “suggerendo” delle immagini spesso dopo aver stabilito uno stato di rilassamento o di ipnosi. Desoille, Schultz, Assagìoli sono certamente i più noti.
Se da una parte è chiaro che i lavori di Freud e Janet sul subcosciente rappresentano gli apripista dell’uso dell’immaginazione mentale si deve a Robert Desoille (1938) l’esplorazione della psiche attraverso l’impiego delle immagini simboliche archetipiche, sperimentandone la funzione ed osservandone gli effetti: da tali ricerche diede vita al il metodo Rêve-Eveillé Dirigé (Sogno Guidato da Svegli). E da questo numerosissimi sono i metodi e le tecniche che possono essere definite come   “immaginative”: la “Tecnica Immaginativa di analisi e ristrutturazione del Profondo” (ITP) di Rigo, l’”Oniroterapia” di Peresson, la “Psicosintesi” di Assagioli, il “Training Autogeno” di Schultz ecc. Una menzione speciale si deve riservare a Gianmario Balzarini (1976; 1984; Balzarini e Salardi, 1988), fondatore dell’Analisi Immaginativa.
Non si deve però pensare che l’immaginazione mentale sia prerogativa degli approcci psicodinamici. Sia negli approcci cognitivo-comportamentali sia in quelli umanistico-esistenziali l’immaginazione mentale viene utilizzata ampiamente, in modalità e con obiettivi differenti ovviamente. Agli interventi che usano in forma esclusiva o quasi il linguaggio verbale, infatti, può essere utile affiancare modalità che fanno uso del linguaggio simbolico, cioè a quella forma di linguaggio che esprime ciò che non è possibile esprimere a parole. Gli approcci immaginativi, direttivi e non direttivi, a orientamento psicodinamico, cognitivista, di ispirazione psicofisiologica ecc. hanno come denominatore comune l’azione sul fondo fantasmatico, immettendo nello scenario immaginativo non (del tutto) consapevole contenuti ritenuti benefici. Tutti gli approcci riconoscono infatti di agire tramite le immagini sullo stato affettivo della persona. L’evocazione di immagini consente, infatti, di accedere all’emotività del soggetto e a modificarne lo stato affettivo e la tendenza all’azione.

 

 

Fantasia, Fantasma e Fantasmagoria

 

Come sottolinea Melanie Klain (1932) la fantasia è funzione dell’io e ciò comporta l’assunto che l’io fin dalla nascita sia in grado di stabilire relazioni oggettuali primitive sia nella fantasia che nella realtà. L’esperienza fantasmatica non è confinata alla nostra infanzia, ma accompagna tutte le esperienze della vita, interagendo continuamente con esse. Vi è un rapporto significativo tra la realtà e la fantasia: la prima entra in conflitto con la seconda e tende ad essere sperimentata ed incorporata. Per la Klein, la fantasia inconscia non si forma in contrapposizione alla realtà esterna, ma è un’attività continua, ubiquitaria, un sottofondo inconscio costante che caratterizza la nostra vita.
Come ricordano Parisi e Perduto (2011, p. 1) “Nella traduzione italiana delle opere di Freud, il termine Phantasie viene reso con fantasia, termine che richiama le fantasie consce, il fantasticare, restringendo il senso più indefinito, ma più ricco e complesso del Phantasieren freudiano, che si estende dai fenomeni consci a quelli inconsci. È per ritrovare questo senso che preferiamo utilizzare la parola fantasma, termine più ricco di rimandi, in quanto designa una particolare formazione immaginaria e non l’immaginazione nel significato più generico, rimanda all’inquietante, all’assente e quindi all’inconscio e al desiderio che vi si muove; inoltre rimanda alla manifestazione reale, ectoplasmatica, mentre la fantasia è più facilmente contrapponibile alla realtà materiale”.
In psicoanalisi potremmo dire dunque che “fantasma” indica la scena immaginaria in cui il soggetto è presente come protagonista e come osservatore, in cui si realizza l’appagamento dei suoi desideri inconsci. Per quanto ci riguarda in questa sede possiamo considerare che l’attività fantasmatica è l’elaborazione di desideri, per lo più inconsci, mediante fantasie/fantasmi.
Fantasmagoria, è un termine che deriva dalla fusione dei lemmi greci phántasma (apparizione, fantasma) e agoréuein (parlare in pubblico, annunciare). Etimologicamente si potrebbe dire che la fantasmagoria è l’arte di parlare ai fantasmi, di farli apparire: è quindi grazie a questa arte che si può avere accesso alle fantasie e usare clinicamente l’immaginazione mentale. Perciò per fantasmagoria si intende quel rapido alternarsi o susseguirsi di immagini stranamente vivide e attraenti, manipolate mentalmente attraverso l’immaginazione mentale, capace di agire su aspetti inconsci, preconsci e consci della persona.

 

 

Conclusioni

 

L’immaginazione mentale è stata molto usata in psicologia e psicoterapia e ha trovato diverse e diversificate applicazioni. Ciò a conferma ulteriore che si tratta di un potente strumento clinico. Tra i metodi che usano l’immaginazione mentale possono essere annoverati a pieno titolo FantasmaSonie®, ImagEvolution® e CaleIdeoscopie®, modalità operative ideate dal Prof. Guido Pesci e facenti parte della psicologia e Psicoterapia Immaginativa Fantasmatica. Questi metodi, pur avendo una matrice psicodinamica di riferimento, possono essere utilizzati all’interno di interventi clinici che si richiamano anche ad altri approcci. La specificità di utilizzo e la particolarità delle attrezzature tecniche li rendo unici nel panorama dei metodi psicologici. FantasmaSonie®, ImagEvolution® e CaleIdeoscopie® sono sicuramente un valido ausilio per gli psicologi e gli psicoterapeuti che vogliono avere a disposizione modalità adatte a lavorare sulla dimensione immaginativo-fantasmatica della persona.

 

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