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L’origine del Crimine: il modello di Strano in Criminologia

Da cosa ha origine il crimine? Questa è una domanda alla quale scienziati e gente comune cercano di dare una risposta. E certamente lo studio del crimine è uno degli aspetti fondamentali del bagaglio conoscitivo di ogni professionista che lavora nell’ambito giudiziario e forense, sia penale che civile. Nell’articolo approfondiremo brevemente: quali sono gli aspetti che costituiscono l’azione criminale, il modello a 5 fasi di Strano, l’importanza della criminologia.

 

 

Il crimine

 

Potremmo dire che ogni crimine è costituito da quattro elementi. Sicuramente tra questi c’è quello che viene definito “autore”, ovvero colui (o coloro) che dà luogo all’azione criminale. È facile intuire che, contrapposto all’autore, ci deve essere per forma una vittima (o più vittime). Oltre a ciò non c’è crimine se non viene violata almeno una norma. Il quarto elemento, assai interessante nell’analisi dell’azione criminale, è infine costituito dall’ambiente fisico e simbolico dove avviene il Crimine.

La presenza di questi quattro elementi si combina e si articola in tre dimensioni: il  comportamento osservabile, le cognizioni coscienti e i significati costruiti socialmente. Anche solo da queste poche righe si capisce quanto sia complessa l’interpretazione di ogni azione criminale.

 

 

Il modello a 5 fasi di Strano

 

Strano (2003) ha provato a costruire un modello interpretativo per rispondere alla domanda “da che cosa ha origine il crimine?”. Secondo questo autore ogni crimine caratterizzato dalla volontarietà da parte dell’autore si articola in cinque fasi:

  1. Fase motivazionale. Le motivazioni rappresentano l’origine di ogni comportamento; spingo l’individuo al soddisfacimento dei propri bisogni attraverso attività di valutazione, sublimazione, procrastinazione, dilazione e rifiuto. Ogni motivazione contempla la possibilità di una soddisfazione lecita e di una soddisfazione illecita.
  2. Fase della fantasia criminale. La fantasia (criminale o no) è la visualizzazione del possibile intervento per soddisfare il bisogno.
  3. Fase dell’anticipazione degli effetti. In ogni azione diretta a uno scopo c’è una fase di anticipazione degli effetti che possono avere.
  4. Fase dell’anticipazione mentale degli effetti. Funzione espressiva che agisce su quella strumentale orientandola. In questa fase l’autore inizia un percorso di significazione nel corso del quale valuta e interpreta il proprio comportamento e il proprio pensiero in relazione alla vittima e al contesto.
  5. Fase della progettazione. In questa fase il soggetto valuta la convenienza dell’azione criminale (processo decisionale) e stabilisce le strategie esecutive
  6. Fase dell’esecuzione. Il soggetto applica le strategie esecutive anche se alcuni fattori contestuali anche occasionali possono intervenire alterando le strategie progettate, facilitandole o ostacolandole.

Secondo Strano, dunque, l’azione criminale volontaria può essere vista come un percorso di pensiero.

 

 

L’importanza della criminologia

 

A cosa serve porsi questa domanda? A cosa serve la criminologia? Per ogni professionista che intende lavorare in ambito giuridico e forense, soprattutto per chi vuole svolgere la professione di Consulente Tecnico di Ufficio o di Consulente Tecnico di Parte, avere nel proprio bagaglio formativo elementi di criminologia è sicuramente una risorsa fondamentale per vedere le complesse sfumature degli autori di reato e delle loro vittime. In ambito penale, come in ambito civile, comprendere il senso che le persone coinvolte in un procedimento giudiziario danno alla situazione può allargare gli orizzonti e far sì che il professionista non si senta o non diventi un mero esecutore di un compito, bensì parte integrante di un processo teso a far luce sulla situazione e a garantire un’equa giustizia.

 

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