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La prospettiva sistemica in Psicomotricità Funzionale

L’articolo della Dott.ssa Marta Mani si sofferma sulla Psicomotricità Funzionale e sulla dimensione dinamica dell’analisi dei sistemi a cui il Prof. Le Boulch si richiama, dimostrando quanto sia indispensabile considerare la molteplicità delle strutture e delle funzioni per conoscere ed intervenire sulla persona. L’articolo è apparso sulla rivista Nuovi Orizzonti n°9 (2013)

 

 

 

La Psicomotricità Funzionale postula come aiu­tare la persona a valorizzare le proprie risorse in un insieme strutturato e, per mezzo del mo­vimento, accrescerne abilità e stabilità emotiva. L’elaborazione e la sperimentazione di Jean Le Boul­ch si sono sostanziate dell’osservazione dell’uomo in movimento nella dialettica dei suoi rapporti con l’ambiente sia per necessità di un sapere scientifico sia per dare risposte alla sua complessità, Le Boulch (Pesci, 2011; 2012) ha proceduto con una ricerca strutturale tenendo conto dei concetti legati alle di­verse discipline che lo introducevano in significativi contributi allo sviluppo dell’uomo e alle sue efficien­ze e disponibilità affettive. Nell’inseguire questo as­sunto e ottenere successo Jean Le Boulch si apre ad accogliere e far proprio il contributo di varie scienze, e con esse la fitta rete delle strutture e delle funzioni e la loro interazione, conoscere e riconoscere ogni funzione ed ogni sistema in cui tale rete si pronuncia per intervenire convenientemente. Non si è limitato a studiare esclusivamente l’aspetto neurologico del movimento, bensì ne ha individuato ogni conse­guente influenza e ogni propria dinamica legata agli aspetti emotivi, funzionali e biologici interagenti in un criterio sistemico. Si tratta di basi caratterizzate dai tanti elementi positivi della scienza biologica e di ciascuna delle correnti filosofiche, psicologiche e pe­dagogiche pronunciate con l’intento di orientare sul­lo sviluppo delle funzioni che un soggetto deve ac­quisire per muoversi bene in situazioni in cui si trova a risolvere un problema, contribuire così all’organiz­zazione della condotta umana ed offrire un impor­tante supporto all’azione. Quindi i punti di confron­to sono le scienze umane e le scienze biologiche, due sistemi di formulazione che non sono contraddittori fra loro, ma complementari; ed è a queste concezioni fondamentali e coerenti che Jean Le Boulch ha fatto riferimento.

La pluridisciplinarità gli giunge in particolare dalla corrente funzionale, dalle scienze umane, dalle scienze biologiche o neuroscienze che ben si colle­gano ai quadri biologico, neurologico e funzionale con cui egli espone la complessità esistente tra i vari livelli di queste relazioni. È la corrente funzionale che gli permette di aprire ad una esposizione sul modo in cui realizzare un percorso conoscitivo della persona e di rilevarne le funzioni coinvolte nel do­minio di una dimensione psicomotoria funzionale. Da questa trae orientamento per la definizione del­l’analisi funzionale che consente di conoscere e comprendere una persona in relazione all’ambiente, lo sviluppo di una funzione energetica efficace, l’in­teresse, l’attenzione e il desiderio della scoperta e permette di affrontare il problema della globalità le cui funzioni sono valutate in base ad un principio sistemico. È infatti per mezzo dell’Analisi delle Fun­zioni che ci si può introdurre in ogni particolare aspetto dell’evoluzione della persona rintracciando tutte le istanze che la caratterizzano, ottimo punto di riferimento per osservare in modo mirato, conoscer­ne le limitazioni accumulate attraverso le varie tap­pe evolutive, la disponibilità del proprio corpo e la capacità di adattamento all’ambiente, un’analisi per esporre ogni aspetto delle funzioni, biologiche, neu­rologiche e psicomotorie. Per poter procedere con chiarezza in una analisi funzionale si rende perciò indispensabile conoscere i tanti riferimenti ai pro­cessi evolutivi e ad ogni manifestazione che di essi sarà possibile annotare per orientarci in un lavoro adatto al ripristino di abilità organizzativo-motorie a suffragio di abilità e di intenzionalità che il sog­getto dovrà raggiungere. Si tratta di rilevare e di­scernere ogni informazione, sostenere una traduzio­ne analitica per assumere nozioni sulle possibili in­sufficienze e inadeguatezze propriocettive, estero e telerecettive, dello schema corporeo e di assialità, la­cune che potranno essere di freno alla strutturazione dello spazio, al riconoscimento di forme geometri­che, alla valutazione delle distanze e delle dimensio­ni lineari e angolari, alla coordinazione oculo-ma­nuale e alla funzione simbolica. L’analisi testimonia la complessità del problema e l’obbligo di non sem­plificare, di non fare come nel razionalismo una semplificazione di tutti i problemi complessi, ma te­ner conto dei problemi posti dall’azione scientifica e fare un’analisi esauriente dei dati del problema. Que­sto orientamento contemporaneo è sostenuto dalla concezione sistemica che tiene conto del fatto che un sistema rappresenta una struttura organizzata e richiede una dimensione dinamica nell’analisi dei sistemi.

“Il ragionamento di tipo sistemico richiede di consi­derare la molteplicità delle strutture e delle funzioni, l’interfunzionalità e l’interrelazione delle diverse ma­nifestazioni, e si differenzia da quei modelli che stu­diano il movimento per definire l’intelligenza o al contrario studiano l’intelligenza per definire l’attività motoria e traducono il comportamento in termini meccanici e associazionistici. Se si concepisce il ruo­lo degli analizzatori corticali come facoltativi nell’ag­giustamento motorio e si riconosce come fondamen­tale ed essenziale il ruolo delle strutture sottocortica­li e delle informazioni aspecifiche, come sostiene Le Boulch, è facile comprendere che la componente emo­zionale non è un elemento aggiuntivo della risposta motoria, ma rappresenta, al contrario, uno degli ele­menti fondamentali dell’integrazione sensoriale, base dei processi di motivazione” (Pesci, 2012).

Secondo la logica sistemica una situazione proble­matica non è dovuta solamente allo stato di un si­stema in un certo momento, bensì dalle proprietà delle variabili che lo caratterizzano e l’approccio si­stemico al processo decisionale obbliga ad una visio­ne complessiva ed integrata della realtà. La realtà quindi è connotata come un sistema, un insieme di componenti interagenti fra di loro da far sì che il sistema stesso, le cui proprietà non sono direttamen­te derivabili dalle proprietà delle sue parti prese sin­golarmente, sia qualcosa di più della loro somma.

“Strutture organizzate in sistemi le rintracciamo nei computer, un sistema d’organizzazione definito dal costruttore, nei sistemi tra cui l’atomo, il sistema so­lare, la cellula, nei sistemi sociali che hanno anch’es­si la loro organizzazione e proprie leggi di funziona­mento, il sistema scolastico, la cellula familiare e l’individuo che è di per sé un sistema ubbidiente a proprie leggi di funzionamento, sempre in relazione con altri sistemi essendo esso stesso un sistema. Prendiamo ad esempio l’organismo umano per vedere come funziona il sistema. Un sistema è fatto da vari elementi, un insieme di organi di nutrimento cioè la circolazione, la respirazione, la nutrizione, e di espressione che permettono di stabilire dei rapporti fra l’organismo e l’ambiente esterno e corrispondono alle funzioni di relazione. Il sistema organismo è ne­cessariamente in rapporto con altri sistemi, l’indivi­duo stabilisce delle relazioni con i differenti sistemi del suo ambiente, i diversi gruppi, famiglia, persone, oggetti, e si sviluppa in relazione agli stimoli che ne riceve. C’è un’informazione che giunge per vie percet­tive all’organismo e che corrisponde alle funzioni sensoriali e alle conseguenti reazioni, e un accomoda­mento dell’organismo che corrisponde alla funzione muscolare e all’attività, poi ci sono gli organi che assicurano la riproduzione della specie e corrispon­dono alle funzioni di riproduzione e della sessualità. Questo insieme costituito di elementi diversi rappre­senta la struttura del sistema, in un sistema che es­sendo così complesso come il sistema organico, ci sono strutture particolari che coordinano e assicura­no la regolazione di tutto il sistema e che rendono possibile la coerenza, e questo corrisponde al S.N.C. Nello schema descritto c’è la struttura dell’intero si­stema dell’organismo ma ogni elemento ha la sua propria funzione e quindi alla descrizione della strut­tura bisogna aggiungere la descrizione delle funzioni che permette di definire l’interrelazione fra le varie parti del sistema” (Le Boulch, UPD).

Ogni analisi funzionale, sostiene Le Boulch, deve dunque prolungarsi in una ricerca strutturale capace di fornire spiegazioni causali, a conferma che vi è sempre un rapporto diretto tra i caratteri intrinseci dell’atto e quelli della situazione vissuta da cui sca­turisce un atteggiamento, che esprime una certa cor­relazione tra gli aspetti corporali e mentali della condotta. Gli atteggiamenti devono essere conside­rati come fenomeni sociali, manifestazione dei biso­gni di espressione e di comunicazione. L’analisi fun­zionale è un ottimo punto di riferimento per osser­vare in modo mirato la persona, conoscerne le limi­tazioni accumulate attraverso varie tappe evolutive, ciò che ne compromette una certa autonomia, la di­sponibilità del proprio corpo e ogni nuova capacità di adattamento all’ambiente. È dunque un’analisi per scoprire i punti di forza e i punti deboli, tradotti dal­la fitta rete delle funzioni esposte nei quadri biologi­co, neurologico e funzionale.

“Se prendiamo l’analisi funzionale bisogna conside­rare che a livello di S.N.C., ci sono due insiemi di funzioni che si manifestano esteriormente, funzioni strumentali osservabili dall’esterno del sistema, tra cui la funzione motoria o funzione prassica, e la fun­zione linguistica, cioè il linguaggio, e due funzioni dall’interno del sistema, le funzioni mentali che sono di due tipi, le funzioni cognitive e le funzioni energe­tico-affettive. Nell’analisi sistemica viene fatta una doppia analisi, una a partire dall’esterno del sistema e una a partire dall’interno, lo studio della struttura materiale e quello funzionale del sistema. La partico­larità del sistema rappresentato dall’organismo uma­no è che questo insieme di strutture e di funzioni è in costante evoluzione e si può apprendere solo inse­guendo lo sviluppo” (Le Boulch, UPD).

Quello che bisogna sapere, dirà Le Boulch, è che

“l’insieme del sistema è molto più della semplice som­ma delle parti che lo compongono, cioè l’insieme ha proprietà differenti della semplice somma, l’insieme del sistema ha delle proprietà ben specifiche e bisogna sapere che modificare qualcuna di queste parti com­porta delle modificazioni di tutto l’insieme del sistema perché se qualcosa cambia all’interno, l’insieme del­l’equilibrio cambia. Nel caso dell’organismo umano, è una separazione relativa che non impedisce il fatto di poter avere scambi ed interrelazioni con altri sistemi. In ciò trova conferma la teoria sistemica. In partico­lare l’organizzazione del S.N.C. obbedisce a leggi mol­to specifiche che possono essere ritrovate, restaurate in altri sistemi tipo i computer. Attualmente i compu­ter di più alto livello tentano di rappresentare il fun­zionamento del S.N.C., di imitarne il modello, e per analogia si può dedurre che quello che si vede nel computer avviene anche nel S.N.C. Si utilizza lo stu­dio dell’intelligenza artificiale e la ricerca in neuro­scienza in maniera d’avere una analisi, la migliore possibile, delle funzioni cognitive. Un’analisi che non tiene conto dell’attività motoria, animata dalle ipotesi di Piaget che considerava ci fosse omogeneità fra i due tipi di intelligenza, l’intelligenza sensorio-moto­ria e quella logica, ipotesi contraddetta da Chomsky che sosteneva non ci fossero possibili paragoni fra le due intelligenze, così come non c’erano tra il funzio­namento dello stomaco e quello del cervello. Una po­sizione che in questi ultimi anni i successori di Chomsky hanno mutato fino a proporre l’inverso del­l’errore di Piaget, e che, eliminata quella sorta di fi­liazione fra il sensorio-motorio e il cognitivo hanno spiegato tutto il comportamento a partire esclusiva­mente dal funzionamento cognitivo. Un voler tornare al puro e semplice razionalismo dando priorità ora alla riflessione sull’azione, ora al razionale rispetto al vissuto. Il nostro modo di concepire le cose è comple­tamente diverso, si procede dal movimento per andare verso l’intelligenza; e il contrario non è sapere se bi­sogna partire dall’intelligenza per andare verso il mo­vimento, il problema non sta in questi termini, biso­gna piuttosto vedere come l’attività motoria e l’attivi­tà mentale contribuiscono all’organizzazione della persona rispetto all’ambiente. Bisogna quindi ritorna­re ad un ragionamento di tipo sistemico: considerare la molteplicità delle strutture, la molteplicità delle funzioni e quindi cercare di instaurare la miglior uni­tà possibile di tutto l’insieme e non fare sempre una riduzione di una determinata funzione rispetto ad un’altra come è in effetti l’attitudine di Jean Piaget e di Noam Chomsky. Bisogna introdurre un nuovo dato e completare la funzione cognitiva con le funzioni psi­comotorie, di cui non si parla assolutamente nella let­teratura cognitiva; è il problema nostro della psico­motricità funzionale, è il problema centrale delle scienze umane” (Le Boulch, UPD).

Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile perciò studiare lo sviluppo e le implicazioni e cono­scere come i sistemi interagiscono e si processano. Occorre dire che una evoluzione è legata anche ai diversi automatismi motori e necessita di scambi co­stanti fra corteccia e sottocorteccia e, nell’ambito della sottocorteccia la relazione fra il talamo motorio e il corpo striato. L’organizzazione di tutti gli auto­matismi delle prassie non può prescindere dall’inter­vento di questo circuito e quando un automatismo viene integrato, acquisito, memorizzato, ciò che si realizza nei nuclei grigi centrali (concezione centro-encefalica del movimento), perché possa attuarsi, non ci sarà più bisogno di una attività intenzionale quindi di pensarci, e l’automatismo diventerà poi sempre disponibile. Esso è il risultato finale che va a memorizzarsi nella parte sottocorticale implicando sia l’attività del corpo striato sia l’attività del talamo. Ed è questo circuito appunto che si mette in funzione quando un individuo va a realizzare un apprendi­mento per tentativi ed errori e si instaura questa nuova organizzazione di circuiti sinaptici determi­nati dal bagaglio genetico, il nostro compito è di stabilizzare quelli più efficaci e di consolidarli. L’esperienza chiede una complessità di strutturazioni costituite da un organismo efficace idoneo a svilup­pare e mantenere attive le relazioni che, nutrite dal motorio, articolano funzioni complesse e se attivate positivamente risultano capaci di promuovere cono­scenze, esperienze, nuove abilità e mantenere alta la funzione energetico-affettiva adatta a favorire una crescita in equilibrio della persona. Se l’individuo e il suo sviluppo sono così complessi non possiamo trascurare la necessità di agire per mezzo del movi­mento sul SNC e sulle funzioni mentali, corpo e mo­vimento saranno perciò utili mediatori di conoscen­za e di intervento per originare e garantire l’evolu­zione delle differenti strutture e funzioni, l’intenzio­nalità, indispensabile per il processo di interiorizza­zione e l’adattamento motorio che nel promuovere l’azione, accresce flessibilità e plasticità assicurando al corpo una reazione in cui tutto il processo sistemi­co è implicato. Quello della psicomotricità funziona­le è un ruolo che va visto in concreto, nella capacità di mettere le funzioni dei diversi sistemi in interrela­zione fra loro e di non intervenire isolatamente o parcellarmente, di attivare esperienze che permetta­no di riportare la persona a riappropriarsi e padro­neggiare il corpo in modo da poter promuovere il tono nell’azione con una motivazione suffragata dalle componenti emozionali e una diversa disponi­bilità all’ambiente. Un lavoro sistemico sulle funzio­ni e sulle funzionalità, i cui aspetti sono caratteriz­zati dai processi mentali che sono alla base dell’azio­ne (corteccia cerebrale) in risposta allo stimolo rice­vuto, al livello evolutivo raggiunto, al livello di svi­luppo neuro-motorio conseguito, all’interpretazione elaborata e alle caratteristiche mentali; l’intenzione che induce ad agire (corticale) e che condizionerà il risultato nella qualità della risposta; gli aspetti affet­tivi che la condizionano (subcorticale/amigdala e area limbica) e che conducono ad azioni-reazioni di­verse.

In queste elaborazioni il credo scientifico di Jean Le Boulch si distingue da un peculiare criterio educati­vo che, nella visione unitarista del corpo oggetto-soggetto di vita vivente, è rivolto all’uomo corpo proprio, vissuto ed esperito nell’esistenza dell’essere in costante interazione con l’ambiente. Non sfugge che egli analizza e studia la scienza del movimento umano e ne individua un fondamento sistemico a sostegno del valore d’insieme e assurge al principio funzionale organizzato in un’interrelazione costante di funzioni operative ed energetico-affettive che a loro volta suscitano altrettante sottofunzioni. La complessità di un processo che implica un’attenzio­ne rivolta alla globalità del corpo in ogni sua espres­sione, fisica, psichica e mentale, rappresentata da intrecci, sovrapposizioni e risonanze che ne determi­nano l’esperienza conoscitiva e l’apprendimento, conferendo al corpo, caratteri di soggettività, plasti­cità e disponibilità.

 

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