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La funzionalità del sintomo nei Disturbi Alimentari

I disturbi alimentari, come anoressia, bulimia e obesità, vengono spesso affrontati con l’obiettivo primario di eliminare il sintomo. Tuttavia, un approccio psicoterapeutico di matrice costruttivista suggerisce una prospettiva differente: il sintomo non è semplicemente un nemico da sconfiggere, ma un’espressione significativa del mondo interiore della persona. Comprenderne la funzione diventa, dunque, essenziale per avviare un autentico processo di cambiamento.

Il Sintomo come costruzione personale

Ogni individuo costruisce il proprio sintomo in relazione alle esperienze vissute, alla propria storia di attaccamento e alle dinamiche relazionali con gli altri significativi. Sebbene generi sofferenza, il sintomo alimentare svolge una funzione protettiva, contribuendo a mantenere un equilibrio identitario e relazionale. In questa prospettiva, il processo terapeutico non si focalizza esclusivamente sulla riduzione del sintomo, ma sulla sua comprensione: solo attribuendo significato alla propria sofferenza, la persona potrà trovare nuove modalità per gestire il proprio mondo interno.

Quando il sintomo diventa funzionale

Il sintomo emerge spesso in risposta a eventi destabilizzanti, come la riconsiderazione negativa di una figura di attaccamento, delusioni affettive, richieste sociali pressanti o eventi traumatici.

Nell’anoressia, ad esempio, in linea generale il controllo sul corpo diventa l’unica dimensione sulla quale la persona percepisce di poter esercitare un dominio. In un mondo caotico e imprevedibile, il corpo emaciato diventa un’ancora di sicurezza e un modo per esprimere il proprio disagio senza doverlo verbalizzare. La perdita di peso assume così un significato identitario, diventando un modo per definire se stessi e differenziarsi dagli altri.

Dall’altra parte, nell’obesità spesso il sintomo assolve una funzione protettiva differente: il grasso diventa una barriera che protegge dalla vulnerabilità, un rifugio che impedisce di esporsi a livello emotivo. Alcune persone sperimentano il proprio peso come uno scudo che le difende dal giudizio altrui, mentre altre vi trovano una spiegazione concreta per eventuali rifiuti sociali (“gli altri mi rifiutano perché sono grassa”).

La bulimia, invece, solitamente oscilla tra due poli opposti: il controllo e la perdita di controllo. La dimensione del segreto, spesso presente in chi soffre di questo disturbo, permette di mantenere un senso di individualità e protezione. Le abbuffate compulsive, inoltre, facilitano un processo dissociativo che aiuta a evitare il confronto con emozioni dolorose.

Un percorso di cambiamento

Se il sintomo svolge un ruolo chiave nell’equilibrio della persona, è chiaro che la sua semplice eliminazione non rappresenta la soluzione. La riduzione sintomatica avviene spesso come conseguenza naturale di un lavoro più profondo di consapevolezza e rielaborazione delle esperienze.

L’obiettivo della psicoterapia, dunque, non è combattere il sintomo, ma accompagnare la persona nel comprenderlo e integrarlo nella propria storia di vita. Solo attraverso questa trasformazione sarà possibile costruire nuove modalità di essere nel mondo, che non richiedano più l’uso del sintomo come strategia di sopravvivenza.

Comprendere il significato del sintomo nei Disturbi del Comportamento Alimentare è una competenza clinica centrale per costruire interventi realmente efficaci. La formazione Terapia dei DCA – Disturbi del Comportamento Alimentare offre strumenti teorici e operativi per leggere la complessità del funzionamento della persona e orientare il lavoro terapeutico oltre la sola riduzione sintomatica. Una scelta formativa per rafforzare la qualità dell’intervento clinico.

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