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La Psicomotricità Funzionale incontra la Disprassia

Il Dott. Lapo Zoccolini, Psicomotricista Funzionale e docente della Scuola Jean le Boulch ISFAR, presenta le specifiche di intervento e le modalità operative della Psicomotricità Funzionale nel particolare contesto dell’aiuto a persone con Disprassia.

 

Per poter argomentare sulla disprassia è innanzitutto necessario avere chiaro che cos’è una “prassia”.  Con questo termine si indica la capacità di eseguire una serie più o meno complessa di atti motori coordinati, che si concretizzano in un’azione finalizzata e significante divenendo attività simbolica elaborata a livello cerebrale corticale. Quando questo processo neurologico non giunge a maturazione viene formulata una diagnosi di disprassia.

 

Psicomotricità Funzionale e Prassia

 

Jean Le Boulch in Psicomotricità Funzionale inserisce la prassia in un processo di aggiustamento cognitivo che implica tre passaggi:

  1. rappresentazione mentale in quanto pianificazione dell’atto, che equivale a cosa fare e che viene intesa come capacità di rappresentarsi l’azione
  2. programmazione, cioè l’organizzazione di una serie di movimenti concatenati necessari per raggiungere lo scopo che equivale a come fare
  3. esecuzione reale dell’atto motorio

Non si tratta di una coordinazione casuale bensì di una coordinazione di movimenti con il preciso scopo di raggiungere quel determinato obiettivo. Questa definizione corrisponde a tutto quanto rientra nella funzione di aggiustamento: nell’aggiustamento globale quello che è cosciente in una prassia è lo scopo da raggiungere, mentre i movimenti, le coordinazioni che servono per raggiungere quel determinato obiettivo restano inconsce.

 

Fasi dello sviluppo prassico

 

All’inizio dello sviluppo
All’inizio dello sviluppo prassico il bambino non deve fare attenzione al tipo di movimento che sta realizzando, è necessario lasciarlo organizzare da solo la propria motricità creandogli delle situazioni adatte allo scopo.

Intorno ai 4-5 anni
Tale organizzazione neurologica permette intorno ai 4-5 anni, grazie all’apprendimento per tentativi ed errori e all’imitazione, il consolidamento delle prassie che diverranno poi automatismi, momento in cui per realizzare quell’atto non ci sarà più bisogno di un’attività intenzionale, perciò sarà sempre disponibile perché integrato e memorizzato.
In questo processo evolutivo è di fondamentale importanza l’ambiente con tutte le implicazioni oggettive, soggettive e affettive, che se positive, nutrono la funzione energetico-affettiva mantenendo alto il livello di veglia e quindi di attenzione, di curiosità e apportano al bambino quel senso di soddisfazione e gratificazione indispensabile ad alimentare ulteriori prove e tentativi tale da permettere la reiterazione dell’esperienza.

Dai 5 ai 9 anni circa
La motricità sarà via via sempre più precisa, i movimenti faranno parte di una serie di automatismi che il bambino utilizzerà correntemente e che diventeranno sempre più ordinati, più armoniosi, acquisirà maggior destrezza e sicurezza, e padronanza del proprio corpo, grazie anche al supporto e al rinforzo del linguaggio verbale che, in quanto attività simbolica, aiuta a formulare ipotesi mentali necessarie per riorganizzare i propri automatismi. La plasticità della funzione di aggiustamento permette l’assunzione di informazioni sempre più precise sull’ambiente circostante, l’aggiustamento posturale beneficia di una regolazione tonica grazie alle migliori possibilità di inibizione corticale che permette l’eliminazione di tensioni parassite e sincinesie. Le esplorazioni sono sempre più dirette da intenzionalità e cosciente è il fine da realizzare, e, autonomia, gesti e movimenti si consolidano e si compiono in tutta la loro pienezza.

 

Quando si incontra la disprassia

 

In ambito specialistico è possibile incontrare persone che si presentano con impacci motori e goffaggine, scoordinati, con difficoltà spazio-temporali, ritmiche, visuo-percettive, oculo-manuali, con difficoltà di linguaggio nell’organizzare un pensiero ed esprimerlo con frasi, affaticati nell’impegno scolastico e in difficoltà per alcuni processi di apprendimento.
Spesso per questi soggetti viene formulata una diagnosi di disprassia. Secondo la classificazione dell’ICD – 10 la disprassia è considerata un Disturbo evolutivo specifico della funzione motoria, mentre per il DSM – V è un Disturbo dello sviluppo della coordinazione.
Certamente si può dire che la disprassia è la difficoltà a pianificare, programmare ed eseguire quella serie di movimenti necessari per il raggiungimento di uno scopo o di un obiettivo, spesso accompagnata anche da altri disordini di tipo tonico-muscolari, gnosici, verbali e oculari. Si colloca su tre distinzioni:

  1. motoria, con disordini nella motricità globale (coordinazione dei segmenti, associazione e dissociazione dei movimenti, regolazione tonica, coordinazione oculo-manuale, organizzazione del gesto) e nella motricità fine (prassie dell’abbigliamento, presa e tenuta strumenti vari ecc.)
  2. verbale, che riguarda oltre ai movimenti degli organi bucco-fonatori, anche la programmazione dell’idea che per essere dichiarata verbalmente deve seguire una certa sequenza
  3. oculare, legata non ad un problema di vista bensì al tono muscolare per cui è presente una difficoltà ad inseguire oggetti in movimento e a fissarne l’attenzione

È naturale pensare che ad ognuna di queste condizioni si aggiungono freni e rallentamenti anche nella conoscenza e nel valore di sé provocando conseguenti insuccessi che vanno ad incidere sull’emotività e sulla socialità.

 

L’intervento psicomotorio funzionale

 

La Psicomotricità Funzionale che si indirizza alla persona nella sua totalità tiene conto di tutta questa complessità, promuove una analisi funzionale per assumere conoscenza di ogni caratteristica del soggetto, sulle possibili insufficienze e inadeguatezze:

  • propriocettive, estero e tele recettive
  • dello schema corporeo e di assialità
  • sul tono muscolare e sul controllo tonico
  • sulla strutturazione dello spazio e del tempo
  • sul riconoscimento delle forme geometriche
  • sul riconoscimento delle dimensioni
  • sulla valutazione delle distanze
  • sulla coordinazione oculo-manuale
  • sulla coordinazione generale (locomozione, corsa, lanci, salti)
  • sul linguaggio verbale
  • sulla funzione energetico-affettiva

Questi bambini spesso vengono dichiarati in modo non appropriato “disordinati”, “svogliati” e addirittura “incapaci” e si trovano ogni giorno ad affrontare questo loro peso in un ambiente che chiede sempre più di essere ordinati, attenti ecc., ma così facendo non si pensa a quale senso di mortificazione si insinua in loro sommandosi ad una complessità evolutiva di cui non sono consapevoli. Proprio perché le difficoltà non li portano ad avere successo, tutto ciò che necessita nel loro impegno quotidiano come attenzione, concentrazione, memoria, organizzazione, energia, concettualizzazione e altro diviene per loro un dispendio tale da renderli facilmente stanchi e affaticati e perfino irritabili, spesso con ripercussioni sul comportamento e note di intemperanza.
A questi bambini dobbiamo saper rispondere, non certamente con esercizi addestrativi per infilare, stringere, abbottonare ecc. L’intervento psicomotorio funzionale ha il compito educativo di offrire un’opportunità di risvegli partendo da quelli sensoriali, percettivi, motori, gestuali, ritmici, indispensabili per riattivare la funzione di aggiustamento che da impulsivo deve passare a controllato mantenendo alto il livello della funzione di veglia. I soggetti devono essere attivati in un aggiustamento tonico equilibratore, in una dimensione spaziale e temporale di cui si devono sentire partecipi e prendere coscienza della propria identità corporea, in esperienze di coordinazione dinamica generale e di stimolazione di tutti i canali sensoriali e percettivi. Coinvolgendo la funzione energetica affettiva si stimola il piacere, si incrementa, oltre alle loro capacità motorie, la fiducia in se stessi, l’esplorazione, la conoscenza e la coscienza di sé, e il sentimento di adeguatezza e il senso di soddisfazione che ne derivano dà sicure garanzie positive alla loro crescita.

 

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