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ECM Psicologi: obbligo o verità?

Educazione Continua in Medicina e Psicologi: una questione controversa tra doveri deontologici e bisogni formativi. Un articolo a firma del Dott. Simone Pesci per ISFAR.

 

 

Obbligo: un po’ di storia

 

 

La questione dell’obbligo di raccogliere crediti ECM va avanti da tempo.
Fino ad oggi c’era chi diceva che i liberi professionisti non erano obbligati, ma che il tutto si riferiva a quanti operavano nel o per il Servizio Sanitario Nazionale. Qualcun altro si opponeva già a questa visione, spesso consigliando a tutti di racimolare crediti, non si sa mai.
Che lo Psicologo sia obbligato ad aggiornarsi costantemente è pacifico. Ed è anche un dovere deontologico inderogabile. Il punto è come ci si aggiorna o come lo si dimostra. Così a partire dal 2011, in base al DL 13.08.11 n.138 convertito dalla legge 14.09.11 n.148, tutti i professionisti iscritti ad un Ordine professionale sarebbero tenuti all’obbligo della formazione ed aggiornamento continuo, un obbligo tradotto nella normativa ECM per le professioni sanitarie e per gli psicologi dipendenti del SSN o operanti direttamente in campo sanitario. Poi sono iniziati i trienni “sperimentali” dell’ECM e la diatriba tra chi sosteneva appunto che i liberi professionisti e coloro che non facevano “clinica” sarebbero stati esentati dall’obbligo e chi invece vedeva nel sistema ECM il modo più semplice per verificare se uno psicologo fosse aggiornato o meno. Principi diversi, certamente, ma anche politica.
Passano gli anni, passano i trienni e di fatto nessuno capisce se l’obbligo per gli psicologi c’è davvero oppure no. Sanzioni non se ne vedono, controlli neppure e dunque come molte cose italiche si va avanti come se nulla fosse. I più diligenti raccolgono i crediti, i più “ganzi” se ne fregano, alcuni aggiornandosi davvero altri proprio no.
La legge 3/2018 ha fatto chiarezza in questo campo con il riconoscimento definitivo dello psicologo quale professione dell’area della salute e dunque viene stabilito che l’introduzione dell’obbligo per tutti è previsto soltanto a partire dal triennio 2020/22. Ecco, si tira una linea. Dal 1/1/2020 tutti gli iscritti all’Albo degli Psicologi sono obbligati a racimolare crediti ECM.

 

 

 

L’obbligo ECM oggi: corsi, ricorsi e contentini

 

 

L’obbligo formativo standard per il triennio 2020-2022, fatte salve le decisioni della Commissione Nazionale per la Formazione Continua in materia di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni, ammonta a 150 crediti. L’Ordine degli Psicologi, peraltro, non eserciterà pare nessuna funzione di controllo sul triennio che è appena concluso (2017-2019) rimandando eventuali controlli alla fine del nuovo triennio 2020-2022.
Questione chiusa? Eh no, troppo facile. L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha impugnato la delibera della Commissione Nazionale per la Formazione Continua (CNFC) che ha “esteso” l’obbligo a decorrere dal triennio formativo 2020-2022 a tutti i professionisti iscritti all’Albo, a prescindere dal contesto lavorativo o al concreto esercizio dell’attività. Nel gennaio 2021 è previsto l’avvio della causa. Contro l’Ordine degli Psicologi del Lazio si sono costituiti il Ministero della Salute e il CNOP Consiglio Nazionale Ordine Psicologi il quale sostiene la liceità della decisione assunta dalla Commissione.
Quindi, salvo smentita, ad oggi l’obbligo c’è ed è per tutti.
Ad alleggerire un po’ il fardello è arrivata la Legge n.77 del 17 luglio 2020, che in soldoni ha dato un Bonus ECM di 50 crediti per il triennio 2020-2022 a coloro che hanno continuato a svolgere la propria attività professionale nel periodo dell’emergenza derivante dal COVID-19. Un contentino – a nostro parere – visti gli scarsi aiuti dati ai professionisti in difficoltà a causa della pandemia e la mole di prestazioni gratuite a supporto di popolazione e personale sanitario. E qui molti esultano: “Evviva, 50 crediti in meno!”. Sì ma l’aggiornamento? No perché il principio che sottostà il bonus è veramente un nonsense: se lavori in tempi difficili non è che puoi smettere di aggiornarti! Il Covid ci dovrebbe insegnare che può essere ben affrontato solo aggiornando le proprie competenze e le proprie abilità. Ma tant’è, forse ce n’era bisogno. Crediamo che ci sarebbe bisogno d’altro, ma ne prendiamo atto.

 

 

La verità

 

 

La verità è semplice. Un professionista deve essere aggiornato. Se fa i corsi solo per prendere ECM rischia di rimanere (o di diventare se non lo è già) una capra. Un professionista che vuole essere aggiornato deve fare i corsi giusti, quelli che gli danno competenze, abilità, quelli che possono garantire uno sviluppo professionale. Alcuni di questi gli daranno i crediti, altri no. Ma non sarà difficile ottenere 150 crediti di formazioni veramente utili, se si vuole.
Tra obbligo o verità, scegliamo la verità. Poi certo, il sistema ECM è tutt’altro che perfetto: non tiene conto dell’anzianità di iscrizione all’ordine, è più orientato alla clinica che non ad altri ambiti, risulta costoso per i provider e di conseguenza per gli utenti (e laddove è gratis o quasi bisognerebbe chiedersi se è veramente utile), premia la quantità piuttosto che la qualità dei percorsi formativi ecc.
La verità è semplice, dicevamo. Per aggiornarsi occorre fare formazione. E scegliere la formazione utile. Se questa formazione utile ci darà crediti ECM meglio. Solo così potremo essere professionisti migliori. E alla fine del triennio non avremmo da temere di non aver raggiunto i numero di crediti necessari. Tutto il resto è lamentela o politica professionale, che della lamentela si nutre.

 

Dott. Simone Pesci
Psicologo, Psicoterapeuta, docente ISFAR

 

 

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