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Gifted Children: eccellenze da riconoscere

Chi sono i cosìddetti Gifted Children? Cosa vuol dire oggi “educare al talento” in un contesto spesso non scevro di difficoltà? Facciamo un po’ di chiarezza con la Dott.ssa Monica Cavaliere Lanzilao,  al di là di ogni etichetta e generalizzazione comune.

 

Un quadro complesso

 

In base alla legge 104 e a quanti rientrano nella direttiva sui Bisogni Educativi Speciali (BES, 2012) viene richiamata l’attenzione su studenti che possono presentare difficoltà nell’apprendimento o disarmonie relazionali tanto da essere scambiati da ragazzi dal potenziale basso. Sono molti i professionisti e i ricercatori che attribuiscono l’alto tasso di dispersione (le bocciature e gli abbandoni scolastici) a un insegnamento di tipo riproduttivo, banale e nozionistico. Entro questo quadro si collocano erroneamente allievi che spesso hanno doti apprezzabili. Questi, frustrati da una metodologia didattica che dà spesso poco spazio alla creatività, alla curiosità e non diversifica le prassi, non nutrono la componente creativa, senza riuscire ad adattarsi mai realmente all’apprendimento. L’insegnante, d’altro canto, può ascoltare il lamento dei genitori che, incapaci di offrire una giusta percezione nei confronti dello studio, danneggiano di fatto il comportamento del figlio senza individuare alcuna strategia per il cambiamento di abitudini improduttive e fallimentari. Le profezie negative accumulate in tanti anni di studio, possono così condizionare l’apprendimento. In questo contesto, non è facile spogliarsi dei condizionamenti che incidono su giudizi e previsioni, perciò saper individuare le intelligenze non convenzionali, riconoscere le potenzialità e abilità della persona, andando a mettere mano alle risorse disponibili, consente ai docenti di valorizzare ciascun alunno, aiutare i genitori e identificare un inedito patto educativo. La scuola, quando diviene istituzione che ha bisogno di etichettare per attivare processi di aiuto, risulta ente obsoleto che alleva e coltiva studenti disagiati che perdono l’interesse a mantenersi all’interno dei processi formativi.

 

 

Il docente: una professione a tutela della diversità di ognuno

 

Vengono definiti studenti “ad alto potenziale” tutti coloro che pur avendo abilità intellettive al di sopra della media spesso di fatto non trovano strumenti e metodologie per attivare il loro potenziale. Molto si studia approfondendo teorie sulle abilità cognitive e sul funzionamento dell’apprendimento e del potenziale, nulla si fa verso i contenuti della relazione e di come ottenere il massimo da ogni studente. Porteremo quindi la nostra attenzione verso competenze che normalmente non vengono utilizzate in ambito didattico ma che, invece, sono molto utili al fine del recupero dell’attentività e del coinvolgimento nell’apprendimento. Essere partecipi alla costruzione di nuove proposte formative che non possono prescindere da una partecipazione attiva degli studenti come protagonisti di costruttori delle loro conoscenze, lezioni attive che donano motivazione così da restituire un significato più potente alla professionalità del docente o dell’educatore.

 

 

 

Un intervento oltre le etichette

 

Educare al talento significa:

  • Accogliere la persona, identificare i suoi bisogni
  • individuare il modello di comunicazione di intervento più efficace
  • progettare specifici itinerari di formazione
  • identificare le risorse interne ed esterne disponibili
  • stimolare collaborazioni fra i soggetti coinvolti
  • lavorare in accordo con la famiglia tenendo conto di attitudini, competenze, interessi, linguaggi
  • prevedere forme differenziate di esperienze
  • monitorare la coerenza degli interventi formativi
  • valutare esiti formativi e personali nel tempo
  • saper riconoscere, implicazioni ricadute sul gruppo classe-amici
  • imparare ad utilizzare strumenti di supporto all’identificazione
  • saper conoscere i diversi tipi di intelligenze e come valorizzarle
  • conoscere le problematiche socie emotive e relazionali che bambini gifted possono sperimentare intervenire con strategie e adeguate a supporto
  • capire come adottare misure di differenziazione pedagogica e di orientamento in modo da rendere l’intervento è più flessibile possibile
  • imparare a riconoscere la valenza ermeneutica delle affermazioni e padroneggiare il peso delle parole
  • individuare il proprio stile di leadership, la percezione di ciò che gli altri vedono di me, il ruolo
  • Attivazione della “ginnastica cognitiva” strumento di sollecitazione dell’apprendimento, innescando la nascita del processo auto-formativo
  • Progettare la didattica in modo creativo
  • Stimolare le potenzialità cognitive lavorando con l’adulto che è in ogni studente
  • Revisionare i parametri di valutazione
  • Elaborazione di uno strumento di autovalutazione e valutazione

 

La revisione che viene richiesta al docente prevede un atteggiamento che contempli la possibilità di lasciar sviluppare le abilità tenendo conto del personale modo di interpretare l’apprendimento  rispettando quelli che sono gli aspetti caratterizzanti della persona, un ascolto differente, un’apertura che aiuti l’altro ad identificare i suoi interessi, le sue capacità le sue competenze e attitudini, le opportunità e risorse mettendole in relazione con i vincoli e i condizionamenti. Si giungerà infine alla capacità di accompagnare il discedente a divenire responsabile delle proprie prestazioni e consapevole delle proprie capacità.

 

Dott.ssa Monica Cavaliere Lanzilao

 

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