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Mediatore Familiare: unicità di una professione a sostegno delle famiglie

Chi è il Mediatore Familiare e come si distingue da altre figure professionali? La Dott.ssa Federica Ciccanti, Direttrice del Master ISFAR per Mediatori Familiari, presenta le peculiarità della Mediazione Familiare, a sostegno della coppia e a tutela dei figli.

 

 

Una volpe che non aveva mai visto un leone, la prima volta che se lo trovò davanti, provò un tale spavento alla sua vista che quasi ne morì. La seconda volta che lo incontrò, si spaventò sì, ma non proprio come la prima. Quando poi lo vide per la terza volta, trovò tanto coraggio da avvicinarsi a lui ed attaccare persino bottone.

 

Mediatore Familiare e Avvocato: differenze e affinità

 

Le collaborazioni tra professionisti funziona un po’ come le amicizie: prima ci si avvicina, ci si conosce, ci si scambia le opinioni sugli argomenti più banali, si cercano punti in comune e si cercano differenze verso le quali fare fronte comune.  Ma ciò che rende una collaborazione professionale costruttiva e positiva è la reciproca disponibilità ad ascoltarsi e a cogliere tutti gli elementi positivi della professionalità dell’altro.
L’Avvocato e il Mediatore Familiare sono vicini perché incontrano le coppie coniugali/genitoriali nei momenti più critici della loro vita: nel momento in cui si separano/divorziano o confliggono per i figli. Ciò che li rende lontani è il diverso sguardo con cui guardano a questi momenti: il focus per l’Avvocato è la tutela legale del genitore che si rivolge a lui, il focus per il Mediatore è la salvaguardia della relazione tra genitori, tra il singolo genitore e i propri figli.
Diversi sono anche i contenuti a cui prestano attenzione l’Avvocato e il Mediatore. L’Avvocato nell’ascoltare il cliente intercetta e verifica possibili inadempienze della controparte a suo danno, mentre il Mediatore ascolta alla pari entrambi i genitori e studia e analizza il tipo di conflitto che si è innescato, le modalità con cui viene agito, le ripercussioni sui figli e sulle loro relazioni con i genitori.

 

 

La Mediazione Familiare: un ascolto condiviso

 

Sfatiamo i miti che stanno alla base di entrambe le professioni: la Mediazione non risolve tutte le controversie così come sentenze, lettere e altri elaborati legali non possono far cambiare atteggiamento alle persone se è la relazione ad essere logorata.
Genitori che litigano per l’assegno di mantenimento, per l’assegnazione della casa coniugale, per la durata dei turni di responsabilità ecc… cambiano atteggiamento se messi nelle condizioni di collaborare per il benessere dei figli, se viene favorito l’ascolto dell’ex-coniuge, se mettono concretamente al centro il bene dei figli e non solo il (sacrosanto) diritto di rifarsi una vita e di essere felici. Inoltre ciò che fa la differenza è la consapevolezza di ogni genitore di dover stare in relazione con l’ex coniuge tutta la vita. Poiché quando si mettono al mondo dei figli non ci si separerà mai del tutto dall’ex-partner!
Questi temi (la riorganizzazione della famiglia e tutte le questioni relative a figli o beni/denaro) non vengono solitamente trattati approfonditamente nello studio di un Avvocato; vengono presentati, discussi, trascritti e sottoscritti. Nello studio di un Mediatore Familiare viene invece data importanza tanto ai contenuti (e in generale alle richieste della coppia), ma soprattutto al processo grazie al quale vengono discussi. Infatti il Mediatore Familiare usa tecniche specifiche per ripristinare la comunicazione e un livello di fiducia adeguato tra ex-coniugi. Gli accordi da preparare rappresentano per la coppia l’occasione per parlare, imparare a comunicare da genitori separati e non da coppia coniugale. Il Mediatore non dà consigli legali, non prende le parti dell’uno o dell’altro: si pone vicino ad entrambi!

 

 

Il Mediatore Familiare: ascesa di una professione necessaria

 

Anche l’orientamento normativo si sta avvicinando ad un lavoro sinergico tra Mediatore e Avvocato grazie all’interessamento di alcuni senatori e di F.I.A.Me.F. (Federazione Italiana delle Associazioni di Mediatori Familiari) che hanno contribuito alla stesura di protocolli che privilegino la professionalità e la competenza degli addetti ai lavori coinvolti nel delicato argomento delle separazioni e di conflitti familiari. Ciò porta ad una collaborazione sempre più attiva tra Avvocato e Mediatore che diventano non solo connessi ma addirittura complementari.
Il lavoro del Mediatore inizia ad essere compreso anche dall’opinione pubblica perché viene a lui riconosciuta una funzione preventiva per la salvaguardia delle relazioni primarie (genitori e figli), elemento indispensabile per la crescita armonica di ogni persona. Sono tuttora moltissime le cause in cui i genitori, presi dal conflitto e dal risentimento verso l’ex coniuge, usano l’interesse del minore a proprio vantaggio. Nascono così lunghe e penose battaglie legali senza fine anche laddove l’avvocato sia invece un professionista responsabile della propria funzione sociale.
E allo stesso tempo sono sempre di più il numero di interventi realizzati dal mediatore che riportano l’attenzione laddove deve essere: la responsabilità di essere genitori capaci di accettare il dolore della separazione senza coinvolgervi i figli.

 

 

Una sinergia indispensabile

 

Le due professioni sono connesse, diverse e complementari perché in stretta relazione tra di loro; come diceva Louis Armstrong

il rango non conferisce privilegi o potenza. Esso conferisce responsabilità

Ogni professionista nel proprio “rango” è chiamato ad essere prima di tutto responsabile di sé stesso e poi ad aprire le porte del proprio studio a collaborazioni serie e fidate così da rispondere nel modo migliore alle reali richieste delle persone che si rivolgono a lui.
E questo vale tanto per il Mediatore quanto per l’Avvocato!

 

Dott.ssa Federica Ciccanti
Pedagogista Clinico
Mediatore Familiare
Direttrice del Corso per Mediatore Familiare riconosciuto AIMeF

 

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