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La mediazione familiare: l’ingresso di un nuovo partner

Dinamiche di conflitto e pratiche di intervento in un caso concreto: un articolo a cura della Dott.ssa Alessandra Lodetti, Mediatrice Familiare e docente del Master in Mediazione Familiare ISFAR.

 

 

La mediazione familiare: un aiuto, un percorso, una tutela

 

La mediazione familiare è un metodo non conflittuale nato negli anni Settanta negli Stati Uniti che interviene in caso di conflitti familiari e durante la separazione tra coniugi. L’obiettivo del mediatore è quello di aiutare la coppia genitoriale a creare accordi reali di separazione in tutela della genitorialità condivisa e dei figli.Colui che interviene è un professionista che aiuta a risolvere situazioni conflittuali senza imporre valutazioni o sentenze, diagnosi o pareri, applicando le proprie conoscenze alle radici emotivo-relazionali della conflittualità nascente in specifiche interazioni relazionali, con l’obiettivo di facilitarne l’auto superamento.

 

 

Le dinamiche ricorrenti

 

Sono diversi i temi trattati durante il percorso di mediazione familiare: la turnistica delle visite dei figli, le feste, la divisione dei compiti, ma anche questioni meramente burocratiche legate al denaro e, infine ma non di secondaria importanza, l’ingresso di un nuovo partner. Quest’ultima è una dinamica ricorrente che comporta momenti di tensione tra gli ex ancora scossi dalla fase di transizione tra vecchio e nuovo assetto sentimentale. Il mediatore familiare in questi casi dovrà gestire quello che risulta essere il più problematico dei sentimenti riscontrati dalla coppia: il dolore.Per meglio capire le dinamiche che possono subentrare nella coppia durante la fase di separazione, affrontiamo un caso specifico, utilizzando nomi di fantasia per motivi di privacy.

 

 

L’ingresso del nuovo partner:  un caso specifico

 

La coppia in questione, Simona e Claudio, hanno convissuto per diverso tempo e dalla loro relazione è nata Viviana, una bambina di otto anni. I due hanno richiesto l’intervento di un mediatore familiare nel tentativo di risolvere le criticità venute a galla nel loro rapporto. La tensione nella coppia è salita vertiginosamente quando Claudio viene a scoprire la presenza di un altro uomo al fianco di Simona. Ciò che non può sopportare, è che il nuovo compagno passi molto tempo con la figlia. Il suo timore più profondo, è quello di perdere la bambina e il suo ruolo di padre a favore di uno sconosciuto. Dopo una fase iniziale difficile dell’incontro con la mediatrice, Claudio riesce ad esplicare quelle che sono le sue più recondite paure e chiede esplicitamente a Simona di poter conoscere il suo nuovo compagno. La donna non percepisce fin da subito le esigenze del padre e decide di non venire incontro alle sue richieste, timorosa che egli manifesti ancora una volta scatti d’ira di fronte alla figlia, come già successo in passato. E’ proprio in questa fase, dopo aver lasciato parlare e sfogare la coppia, che interviene la mediatrice familiare. Il suo scopo è solamente uno: far capire loro che la tensione tra i due non farà altro che turbare la figlia. Il loro obiettivo deve essere quello di tutelare la bambina e garantirle un futuro migliore. Bastano poche parole della professionista per far aprire gli occhi ai due: il problema non è del singolo, ma di entrambi. Riportati sui binari corretti, la coppia riesce a trovare una soluzione: Simona, riconosciuto il ruolo del padre, presenterà il nuovo compagno a Claudio. L’incontro con la mediatrice ha avuto i risultati sperati, un accordo reale è stato trovato.Fondamentale nel corso della negoziazione, è stato che entrambi capissero che i problemi fossero comuni e non del singolo. Nel caso specifico è importante che il padre venga riconosciuto nel suo ruolo non solamente dalla figlia ma anche dalla madre, in modo tale che la bambina possa crescere potendo contare su entrambi i genitori. Facendo parlare la coppia, il mediatore può raccogliere informazioni e può spingere entrambe le parti a formulare una proposta che risponda alle loro esigenze. Chiedere loro quali siano le paure nascoste, ha permesso a Claudio e Simona di trovare un denominatore comune, ponendoli finalmente sullo stesso piano, facendo si che iniziassero anche ad ascoltarsi. Ma concludere positivamente il processo non significa far pace e meno che mai riconciliarsi, indica semplicemente acquisire la capacità di agire a favore di una migliore tutela dei figli nel rispetto reciproco.

 

 

L’incontro oltre il conflitto

 

La mediazione familiare è quindi un percorso in cui un soggetto imparziale viene sollecitato da una coppia ad aiutarla nel gestire le difficoltà emotive ed organizzative peculiari della frattura del legame coniugale; essa infatti si presenta come uno spazio di incontro in un ambiente neutrale, nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici. I genitori che decidono di iniziare il percorso di mediazione, dovranno elaborare in prima persona gli accordi che meglio rispondano ai bisogni di tutti i membri della famiglia, con particolare riguardo all’interesse dei figli.Il percorso di mediazione crea un’apertura comunicativa, che mette entrambi nella condizione di vivere un futuro sereno non solo come persone separate ma anche come genitore separato, avendo acquisito gli strumenti per affrontare con maggiore serenità gli imprevisti che la vita riserva. E’ evidente, non tutti riescono a sopportare il pensiero che il proprio figlio passi del tempo con un altro uomo o un’altra donna ed è proprio ciò a far sì che l’argomento “ingresso nuovi partner” sia il tema più astioso ma soprattutto difficile da accettare e incorporare, poiché implica la nascita di sentimenti come paura e dolore: la paura di perdere l’amore del figlio, il dolore di sentirsi “rimpiazzati”. Ed è qui che il mediatore familiare deve intervenire, riuscendo a portare nuova luce dove i soggetti in questione vedono solo buio, individuando nuove strade percorribili e soluzioni possibili.

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