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Veglia e Funzione Energetico-Affettiva: il motore nascosto dello sviluppo

Quando pensiamo allo sviluppo del bambino, ci viene naturale concentrarci su aspetti visibili come il linguaggio, il movimento o l’apprendimento. Ma c’è un elemento spesso invisibile, eppure fondamentale, che lavora in profondità per permettere a tutto il resto di emergere: la funzione energetico-affettiva, strettamente legata allo stato di veglia.

 

Il confine tra persona e ambiente

Immaginiamo la persona come un sistema in relazione costante con l’ambiente. Tra questi due poli esiste una sorta di “membrana permeabile” – una linea sottile, simbolica, che rappresenta il punto di scambio tra ciò che viene da fuori e ciò che nasce dentro di noi.

Questa membrana non è sempre aperta allo stesso modo: è la persona stessa a decidere quanto lasciarsi toccare dall’ambiente, quanta energia dedicare a ciò che arriva dall’esterno, e con quanta intensità entrare in relazione. Ecco perché non possiamo pensare alla crescita come qualcosa che “succede” al bambino, ma come un processo attivo, personale, motivato.

 

La funzione energetico-affettiva: il cuore nascosto della relazione

Alla base di questo scambio tra interno ed esterno troviamo una funzione fondamentale, spesso poco visibile ma determinante: la funzione energetico-affettiva. Questa funzione ha sede nella formazione reticolare, una struttura del sistema nervoso centrale che gestisce il livello di attivazione del corpo e della mente, cioè il nostro stato di veglia.

In parole semplici, è ciò che ci rende presenti, attenti, partecipi. È il nostro “motore interno”, che si attiva grazie a tre ingredienti chiave:

  • Interesse
  • Motivazione
  • Intenzionalità

 

Nel neonato, per esempio, l’interesse è inizialmente rivolto a soddisfare bisogni primari (fame, contatto, sonno), ma col tempo si apre anche al mondo esterno. Questo passaggio segna l’inizio della relazione con l’ambiente e con gli altri.

 

Tono muscolare, emozioni e comunicazione

Ma come si esprime, concretamente, questa attivazione energetica? Attraverso il tono muscolare, che cambia in base allo stato emotivo e alla relazione con l’ambiente. Quando un bambino ha fame o disagio, il tono aumenta: il corpo si tende, i muscoli si irrigidiscono, compare il pianto. Quando il bisogno viene soddisfatto, il tono si abbassa, e il bambino si rilassa.

 

Questo è un esempio di dialogo tonico, una forma di comunicazione non verbale che precede e accompagna quella linguistica. Ed è proprio nel corpo che possiamo leggere se la funzione energetico-affettiva è in equilibrio: un tono muscolare adeguato è segno che il bambino è pronto ad apprendere, a esplorare, a entrare in relazione.

 

La soglia di veglia: quando l’energia è al punto giusto

Ogni persona ha una propria soglia di veglia, cioè un livello energetico ottimale che permette di essere vigili, ricettivi e in sintonia con ciò che accade attorno. Questa soglia è il risultato dell’equilibrio tra tono muscolare, postura e attivazione corticale – in altre parole, tra corpo ed emozioni.

Se l’energia è troppo bassa, il bambino sarà assente o disinteressato. Se è troppo alta, potrebbe essere agitato, impulsivo o irrequieto. Solo quando l’attivazione è “giusta”, cioè modulata in base alla situazione, il bambino può davvero imparare, giocare, concentrarsi.

 

Il ruolo della Psicomotricità Funzionale

La psicomotricità funzionale lavora proprio su questo equilibrio: aiuta il bambino a prendere coscienza di sé, del proprio corpo e del proprio valore. Lo Psicomotricista Funzionale crea un ambiente accogliente, interessante e stimolante, dove il bambino si sente libero di esplorare e di esprimersi – ma anche sostenuto da regole chiare, che lo aiutano a sviluppare l’autoregolazione.

Un buon ambiente è quello in cui il bambino è curioso, coinvolto e sereno. In questo modo si favorisce lo sviluppo della motivazione, dell’intenzionalità e dell’autostima.

 

L’importanza dell’esperienza e della relazione

L’interesse non nasce dal nulla: si costruisce attraverso le esperienze. Se queste sono positive, rafforzano la fiducia in sé stessi e aumentano la disponibilità verso l’ambiente. Al contrario, esperienze negative – anche se piccole – possono lasciare un segno nel vissuto emotivo del bambino, influenzando la sua energia e la sua apertura.

Per questo è fondamentale che la relazione tra adulto e bambino sia ricca di attenzioni, sensibilità e rispetto dei tempi individuali. Il bambino ha bisogno di sentirsi libero di sperimentare, di muoversi, di sbagliare, ma anche di sapere che ci sono limiti che lo aiutano a contenersi e a orientarsi.

 

In conclusione

La funzione energetico-affettiva, insieme allo stato di veglia, è ciò che rende possibile ogni apprendimento, ogni relazione, ogni crescita. È il motore profondo che muove il bambino verso il mondo. Attraverso un ambiente adeguato, una relazione empatica e un’attività psicomotoria ben condotta, possiamo aiutare questo motore a girare al meglio: né troppo piano, né troppo veloce, ma al ritmo giusto per ogni bambino.

Comprendere la funzione energetico-affettiva significa accompagnare il bambino nella sua crescita più profonda, dove corpo, emozioni e relazione si intrecciano. Per trasformare questa consapevolezza in competenza professionale, è fondamentale una formazione solida e coerente.

La Scuola Jean Le Boulch per Psicomotricisti Funzionali ti offre un percorso formativo completo per diventare un professionista capace di leggere e sostenere lo sviluppo del bambino nella sua globalità.
Se senti che questo approccio ti appartiene, è il momento di fare il prossimo passo: investi nella tua formazione, investi nel futuro.

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