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Psicomotricità Funzionale® e linguaggio: un documento del Prof. Le Boulch

Il presente articolo, apparso sulla rivista Nuovi Orizzonti 25, deriva da un materiale inedito recuperato dagli archivi personali del Prof. Dott. Guido Pesci e per la prima volta reso pubblico in Italia.

 

 

Nella concezione dell’educazione psicomotoria funzionale, il linguaggio, mezzo di comunicazione con valore strumentale e simbolico va di pari passo con l’evoluzione motoria del bambino; movimento e linguaggio rappresentano due modi di espressione della persona, i due aspetti osservabili della condotta nell’adattamento dell’essere al suo ambiente geografico e socio-culturale, strettamente legati.
Nell’atto del comunicare, dopo un periodo espressivo prelinguistico fatto di semplici reazioni toniche e gesticolazioni, i primi scambi significativi sono soprattutto efficaci per il loro aspetto gestuale. Progressivamente il linguaggio verbale diventerà il principale veicolo del pensiero, ma sempre accompagnato da un paralinguaggio corporeo. Il movimento rappresenta il primo sostegno che gli permette di intervenire sulla organizzazione del reticolato sinaptico e delle attitudini funzionali. A questo riguardo si sa che esistono delle aree specifiche per il linguaggio e per la motricità. Ma, tra queste aree specifiche si sviluppa un vasto complesso di zone corticali in cui l’integrazione delle informazioni relative alle coordinate spaziali esterne e agli influssi provenienti dalla sensibilità muscolare e articolare, sono sottomessi alla influenza regolatrice dei legami verbali.

 

 

Movimento e linguaggio: la persona come totalità in relazione

 

La Psicomotricità Funzionale considera la persona come totalità in relazione con l’ambiente fisico e socio-culturale al quale si deve adattare. Questo adattamento per la sua traduzione educativa implica la padronanza del movimento e del linguaggio, la «reazione motoria» sia nella sua traduzione espressiva sia nella sua efficacia prassica.
Nella comunicazione derivante dal comportamento espressivo di natura psico-affettiva, il movimento e il linguaggio sono strettamente legati ad ogni stadio della loro maturazione e del loro sviluppo. Nello sviluppo del bambino l’espressione è anteriore all’attività motoria efficace di natura transitiva e alla comunicazione. La motricità spontanea del neonato è fatta di variazioni toniche legate agli effetti primari che traducono fedelmente il suo vissuto affettivo in relazione con la soddisfazione dei suoi bisogni.
A tale proposito è da sottolineare l’importanza di una presenza umana affettuosa nell’ambiente che circonda il bambino e le conseguenze che il contatto fisico cutaneo può avere sul suo equilibrio tonico.
Il contatto cutaneo rappresentato dalle carezze, dai baci, dalla manipolazione quando viene accudito (nei suoi bisogni personali), gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del neonato. Dialogo tonico che associa le reazioni corporee, i gridi e vocalizzi rappresentano i fattori fondamentali della comparsa della funzione di veglia indispensabile al passaggio dall’espressione alla comunicazione che implica il desiderio di emettere e di ricevere: condizione indispensabile alla comparsa del linguaggio.
Da questo momento il repertorio espressivo del bambino, fatto di reazioni posturali, mimiche e gestuali che traducono il suo vissuto emozionale va aggiustandosi sempre più alle situazioni vissute in relazione con l’ambiente. Il bambino integrerà così gli atteggiamenti altrui e li rivivrà sul proprio corpo, grazie alla sua funzione tonica. Vivrà così realmente, corporalmente i sentimenti altrui sia che siano aggressivi o affettuosi. È così che a poco a poco, grazie all’esperienza vissuta sul proprio corpo si forgerà il suo temperamento. Questo ingresso nell’universo sociale andrà di pari passo con le premesse del linguaggio.
È proprio in questa fase che il bambino acquisterà un registro di suoni espressivi che accompagneranno le sue mimiche, le sue articolazioni. L’uso di questi suoni acquisirà un carattere simbolico solo quando il bambino sarà capace di associarli prima ad un viso umano, poi a delle situazioni o ad oggetti.
Da due a sei anni il bambino sente il bisogno di comunicare con gli altri; l’efficacia dello scambio è legato alla spontaneità del movimento e alla scioltezza dell’espressione corporea. Questa disponibilità corporea è uno dei primi obiettivi dell’educazione psicomotoria funzionale, che ha pertanto un ruolo importante in una situazione di comunicazione; ne deriva che il linguaggio è legato allo sviluppo motorio del bambino.

 

 

Complementarietà del gesto e della parola

 

Nella nostra cultura, quando la parola ha acquisito il suo valore simbolico, la comunicazione è essenzialmente riferita al linguaggio orale. I segnali che vengono dal corpo (atteggiamenti, gesti, mimiche) sottolineano e precisano il messaggio orale e lasciano trasparire le situazioni emozionali della persona che parla. Quando l’obiettivo del discorso orale è quello di convincere un interlocutore o di influenzare il comportamento, il carattere autentico del messaggio diventa un fattore determinante di efficacia. Questa autenticità è conferita dalla coerenza tra l’argomentazione logica e la naturalezza dei segnali che giungono dal corpo. A questo riguardo la disponibilità motoria che si traduce con la disinvoltura e l’assenza di tensioni troppo forti permette di rinforzare il messaggio.
L’atto dell’esprimersi consisterà quindi sia nell’esporre una idea verbalmente, sia nell’esteriorizzarla sul piano emozionale con una reazione del corpo, ma controllata, che avrà così, per l’interlocutore, un carattere di evidenza. Al contrario, ciò che è incompatibile con l’espressione autentica è il comportamento bloccato o troppo controllato di un corpo sulla difensiva o gli atteggiamenti artificiali, ampollosi, manierati, troppo studiati.
Quando la funzione del linguaggio è semplicemente informativa, cioè mira solo a far passare un messaggio, bisogna facilitare all’interlocutore la decodificazione. La qualità ritmica del discorso diventa allora fondamentale per permettere una migliore memorizzazione.
Possiamo affermare che il ritmo è prima nei movimenti e nel corpo che non nella fonazione. Anche sotto questo aspetto motricità e linguaggio sono ancora legati.
Per Erich Neumann tuttavia nel linguaggio attivo del bambino non esiste all’inizio né un oggetto, né un avvenimento che sia nominato o designato, ma i significati di queste parole sono esclusivamente di natura emozionale. È solo durante il procedere concreto dell’intelligenza senso-motoria che la parola acquisisce progressivamente il suo valore di segno simbolico.
È a partire dalla seconda metà del secondo anno che l’evoluzione motoria e l’evoluzione del linguaggio evolvono in modo sincronico.

 

Funzione di aggiustamento e arricchimento del vocabolario

 

Dal secondo anno di vita il bambino dispone della prensione e della locomozione. La funzione di veglia gli permette di interessarsi all’ambiente e di esercitarvi la propria attività di scoperta. Il bambino acquisisce progressivamente schemi permanenti dell’oggetto e lega la sua attività intenzionale alla padronanza dell’oggetto associato al simbolo verbale corrispondente. La verbalizzazione spontanea, durante gli aggiustamenti, non è una semplice attività che si aggiunge a quella motoria e percettiva. Essa facilita la realizzazione dello scopo. La riuscita migliora quando si associa l’esperienza di aggiustamento alla verbalizzazione.
La prima utilizzazione del linguaggio simbolico concerne la denominazione dell’oggetto. L’utilizzazione del verbo che traduce la possibilità di esprimere l’azione realizzata sull’oggetto, rappresenta il momento di un salto qualitativo nell’aggiustamento: passaggio dalla fase di apprendimento per tentativi ed errori all’apprendimento per «insight». Come se l’utilizzazione della parola permettesse di considerare nuove ipotesi di azione, grazie alla rappresentazione mentale.

 

 

Esperienze percettive e verbalizzazione

 

L’esperienza di aggiustamento permette il miglioramento della risposta motoria, ma è anche l’occasione di una esperienza percettiva. Il bambino vi sviluppa le sue prime nozioni di tempo, di spazio e scopre le proprietà degli oggetti.
L’etichettatura verbale degli stimoli da distinguere nell’esperienza percettiva facilita l’apprendimento e la memorizzazione. In altre parole, l’agevolazione portata dalla verbalizzazione in un compito percettivo si traduce in una migliore discriminazione e fissazione.
L’associazione metodica tra percezione e verbalizzazione permette d’altronde di accedere ad un inizio di generalizzazione del simbolo, nella misura in cui una stessa qualità percettiva può essere comune a più oggetti. Questa forma di utilizzazione della verbalizzazione può dunque migliorare l’identificazione dei concetti.
I lavori di Lurija sul ruolo della verbalizzazione nel regolamento della attività motoria mettono in evidenza che l’evoluzione di questa attività è subordinata ai progressi del linguaggio. È in questo periodo che il bambino, è passato dallo stadio sensomotorio dell’apprendimento a quello percettivo-motorio, ed è sempre in questo periodo che la simbolizzazione verbale e la simbolizzazione grafica saranno associate sia per la strutturazione spazio-temporale che per il lavoro a livello di schema corporeo.

 

Jean Le Boulch

 

 

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