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La “Scuola Jean le Boulch” e la Psicomotricità Funzionale

Una breve introduzione a cura del Prof. Guido Pesci per capire il valore e l’applicabilità della Psicomotricità Funzionale, scienza promossa e garantita dall’ISFAR attraverso la Scuola Jean le Boulch, l’unica fondata e riconosciuta dal professore francese. Un punto di riferimento per chi vuole lavorare da psicomotricista funzionale.

 

 

Jean Le Boulch, fondatore della Psicomotricità funzionale

 

È molto difficile riassumere in maniera sintetica il grande lavoro che ha fatto il Prof. Le Boulch. Per far comprenderne l’effettiva attualità è utile soffermarsi su alcuni principi della psicomotricità funzionale. Jean Le Boulch ha saputo coniugare le sue diverse conoscenze mediche, psicologiche e pedagogiche in una metodologia capace d’intervenire su più situazioni in un’ottica pedagogica educativa di aiuto alla persona, risaltandone così le potenzialità e l’unicità individuale. Dall’osservazione in situazione libera, dal bilancio psicomotorio funzionale, si arriva a progettare un intervento personalizzato dove l’individuo diventa partecipe e protagonista attivo del proprio percorso.

 

 

La Psicomotricità Funzionale nel panorama delle diverse scuole di psicomotricità

 

Nell’ambito di questa disciplina esistono scuole che fanno riferimento a capi-scuola diversi e con basi teoriche differenti: un approccio pedagogico di tipo piagettiano, uno neurofisiologico, uno fisico-motorio, uno psicanalitico. Tutte sono però accomunate dalla consapevolezza che il corpo rappresenta il testimone fedele dell’individuo nella sua interezza e lo strumento attraverso il quale poter raggiungere anche lo spazio interiore. Abitualmente si tende a generalizzare distinguendo due tipi di psicomotricità: la psicomotricità propriamente detta e la psicomotricità relazionale, dove la prima si distingue per l’approccio neurologico e la seconda per l’approccio psicodinamico.
La psicomotricità funzionale in realtà è caratterizzata da un orientamento sistemico, permettendo, ogni volta, di avvalersi di un processo di analisi particolare che include aspetti neurofisiologici, pedagogici, mentali, affettivi, relazionali, motivazionali, motorio-posturali e operativi, che si influenzano vicendevolmente. La psicomotricità funzionale prende, infatti, in esame gli elementi significativi dello sviluppo della persona e consente di creare un approccio individualizzato e olistico con attività specifiche che lo sostengono e guidano l’individuo verso l’armonia dei sistemi. Una sostanziale differenza fra Le Boulch e gli altri capiscuola riguarda l’età dei soggetti a cui si rivolge l’intervento educativo. Infatti, la psicomotricità funzionale è l’unica che, proprio per il suo approccio sistemico, si rivolge a persone di tutte le età.

 

 

La Scuola di Psicomotricità Funzionale di Firenze “Jean Le Boulch”: una scelta conservatrice o un semplice tributo?

 

Se per scelta conservatrice si vuole intendere una scelta tesa a conservare e custodire il contributo scientifico e metodologico di Jean Le Boulch devo sinceramente dire che mi ritengo in obbligo per l’amicizia che ci ha uniti e per quanto egli mi ha dato in conoscenze e abilità, di dover continuare a vivacizzare gli interessi nei confronti di questa disciplina. I postulati e la prassi della psicomotricità funzionale si basano su principi e prove convalidate da risultati controllabili dal punto di vista scientifico, capaci di aiutare la persona a valorizzare le proprie risorse per mezzo del movimento in un insieme strutturato in modo da arricchirne lo sviluppo corporeo, modulare tutte le sue espressioni, accrescerne l’abilità e la stabilità emotiva. Un sicuro aiuto per tutti coloro che possono essere compromessi nelle funzioni motorie, sensoriali, cognitive e psico-affettive, e che la società ha la responsabilità di non disperdere.
Se aver dato il nome di Jean Le Boulch alla scuola per psicomotricisti funzionali di Firenze sia dovuto ad un tributo, devo chiarire che il nome della Scuola è stato concordato e stabilito assieme a lui, convinto come era che la sua Scuola di formazione ben trovasse a Firenze, culla della cultura e della scienza, la sede da cui promuovere nel mondo la formazione di specialisti capaci di agire nel rispetto delle esigenze dell’individuo nella sua globalità e di soddisfarle attivando motivazione e intenzionalità, affidati ad un movimento che ritengono efficace, adatto a quella determinata persona in quel particolare momento.
Da Direttore Scientifico posso dire, tuttavia, che sono anche tributario persistente, assieme ai docenti della Scuola “Jean Le Boulch”, per l’impegno assunto di mantenere vivo il progetto del nostro antesignano, consapevoli che la collettività ha un grande bisogno di psicomotricisti funzionali.

 

 

La Psicomotricità Funzionale: ambiti di applicazione

 

Lo psicomotricista funzionale è uno specialista che può operare come libero professionista o alle dipendenze di enti e istituzioni, capace di intervenire su soggetti di ogni età con modalità che sono proprie della disciplina strutturata da Jean Le Boulch e che vuol vedere affidato l’equilibrio psicoemozionale ad esperienze realizzate in un clima che aiuti la persona a trovare risposte organizzative da utilizzare con il minor impegno e il massimo vantaggio.
Libera professione a parte, un particolare ambito di applicazione può essere quello scolastico. Il bisogno della scuola, infatti,  è quello di avere un personale insegnante preparato ad attuare i principi di Jean Le Boulch. La scuola potrebbe così sviluppare abilità e disponibilità negli allievi e svolgere quel ruolo di indispensabile prevenzione per evitare di inseguire poi i disturbi negli apprendimenti. Il ruolo dello psicomotricista funzionale si rende quindi indispensabile per garantire interventi con modalità convenienti ai bisogni educativi dell’individuo in base alla concezione funzionale dell’educazione, intesa come sviluppo della persona.

 

Ogni anno l’ISFAR attiva in tutti Italia la formazione per Psicomotricisti Funzionali: un percorso professionalizzante voluto e riconosciuto dal Prof. Jean Le Boulch.
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